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Locke - l'indagine critica delle facoltà conoscitive

Locke può essere considerato il fondatore dell'empirismo, ovvero quella filosofia che crede che la ragione sia ricondotta entro i confini dell'esperienza, che deve essere esaminata come origine della certezza e estensione della conoscenza umana, che si trova a un livello sufficiente per guidare al meglio le proprie azioni.

Il filosofo empirista critica l'innatismo, che credeva nella presenza innata di  verità fondamentali in ogni mondo indipendenti dall'esterno, in quanto i bambini e gli idioti non sono a conoscenza di simili principi  e ad esempio l'idea di Dio varia da persona a persona. Questo causa una grande disparità di vedute che portano ad argomentazioni false che ostacolano il progresso della conoscenza.

La conoscenza non ha origine dalla mente, ovvero una facoltà priva di contenuti, ma dalle idee di esperienza, che possono essere divise in due categorie. La prima è quella delle idee di sensazione, che vengono da oggetti esterni attraversi i 5 sensi, e la seconda è quella delle idee di riflessione, che hanno origine dall'esperienza interna e dalle operazioni mentali. Queste due idee sono le uniche fonti della conoscenza, in quanto fondano cognizioni strutturate e vive di esperienza varie che portano all'educazione dell'individuo.

Locke classifica le idee in semplici, provenienti da esperienze elementari (di sensazione e di riflessione), considerate il punto di partenza del processo conoscitivo e che possono essere primarie, ossia oggettive, o secondarie, ovvero soggettive.
Ci sono poi le idee complesse, idee semplici immagazzinate, riprodotte e poi combinate, dato che l'intelletto non può creare nuove idee semplici.

Esiste poi il valore di verità delle idee. L'intelletto conosce le cose solo tramite le idee, per il quale non sussistono le idee semplici. Quindi esso formula solo idee complesse, che possono condurre all'errore. 
Per Locke ci sono altre idee:
1. di modi, che non possiedono esistenza autonoma, come la gratitudine collegata al comportamento benevolo;
2. di sostanze, entità particolari distinte e sussistenti per se stesse che possono trarre in inganno. In questo caso la sostanza si pone al di là delle capacità conoscitive;
3. di relazioni, che nascono dal confronto di un'idea con un'altra come il principio di causa-effetto.

L'uomo ha solo due certezze nella vita: l'io, la sua esistenza, che è intuitiva come certezza, a differenza quella dimostrativa di Dio, in quanto dal nulla non può derivare nulla.

Per Locke l'uomo ha una conoscenza affidabile per orientarsi nel mondo che non è assoluta. Per questo la conoscenza assoluta è assente e un'affermazione può essere confermata solo grazie all'esperienza e alle testimonianze di altri. Quindi la ragione moderata dall'esperienza nel mondo, imperfetto e limitato, è l'unico strumento di cui disponiamo per orientarci.

L'uomo utilizza il linguaggio e le parole per associarne delle idee, che devono essere rappresentate e rese manifeste ad altri. Il linguaggio deve essere quindi utilizzato per rendere noti pensieri e idee in modo facile e rapide per comunicare la conoscenza delle cose e non per le idee irrappresentabili, che hanno un significato privato e un'applicazione equivoca.




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