Il pensiero liberale di Locke ebbe una grande influenza in Europa e negli Stati Uniti d'America. Con il suo pensiero Locke confutò la tesi di Filmes, che giustificava il potere assoluto, dimostrandone l'assurdità, in quanto non si può assimilare l'autorità politica con quella paterna di Dio, che per Filmes era rappresentato dal re.
Per Locke lo stato di natura non era altro che l'ipotetica condizione originaria comune a tutti gli uomini, vista anche in modo positivo dal filosofo inglese. Sopraggiunse poi la ragione, che fece stabilire i diritti fondamentali, quello alla vita, alla libertà e alla proprietà privata e poi fin dove si può estendere la libertà di ciascuno in modo da non ledere quella altrui.
Tuttavia, lo stato di natura non garantiva il diritto e quindi si può parlare di contrattualismo attraverso il pactus unionis e il pactus subiectionis, questo garantiva un'autorità per perseguire gli obiettivi comuni e la tutela dei diritti inviolabili e naturali. Perciò si tratta di un potere non assoluto e arbitrario. Per questo si parla di giusnaturalismo, in cui il governo è legittimato dal rispetto dei diritti naturali individuali.
Uno dei diritti era quello alla proprietà privata, che faceva godere e disporre dei propri beni gli individui. Doveva essere visto come un privilegio d'acquisto frutto dell'azione umana, ovvero il lavoro e in questo caso i beni, oltre alla vita e alla libertà, erano tutelati da una società politica. Il primo principio di questo diritto prevede il fatto che gli uomini non devono appropriarsi delle cose scomodamente e l'uso della moneta giustificato, in quanto accumulava.
I diritti stabilivano i principi fondamentali del liberismo:
1. il potere politico si fonda sul consenso dei cittadini;
2. lo Stato non può governare in modo arbitrario e deve garantire i diritti fondamentali;
3. il potere legislativo, più potente di quello esecutivo, e quest'ultimo dovevano essere separati.
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