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Hobbes- la teoria dell'assolutismo politico

Da come si è potuto intuire dal post precedente, Hobbes credeva nello stato di natura, in questo stato l'uomo è considerato un essere materiale dotato di ragione e facoltà calcolatrice mossa da desideri egoistici, per questo l'uomo ha sentimenti di bisogno e di timore che garantiscono il diritto alla sopravvivenza e all'autoconservazione, che prevedono l'assenza di limiti al diritto dell'individuo, in particolare di quello della sopraffazione reciproca.
Infatti, all'epoca di Hobbes si viaggiava armati, si chiudevano gli ingressi e non ci si fidava degli altri. Questi sentimenti creano la predisposizione alla guerra. Tuttavia, questa è un'ipotesi teorica razionale su cosa potrebbe accadere verosimilmente nella società umana verificatasi nelle società primitive e durante le guerre civili.

Lo stato di natura, in cui la morte e la vita coesistono, fu sostituito dallo stato civile quando la ragione naturale, ovvero la capacità di provvedere alle necessità della vita e di prefigurare le conseguenze, e la rinuncia al diritto naturale di presiedere. Per questo furono create delle leggi naturali, che devono essere rispettate per evitare la guerra e che garantiscono giustizia e uguaglianza:
1. la ricerca della pace;
2. tanta libertà quanta concessa agli altri rispetto a lui;
3. il compromesso o il patto vincolante "pacta servanta sunt".

Attraverso le leggi naturali si arriva al patto di unione e di sottomissione . Il primo  prevede la convergenza di molte volontà verso un solo scopo, dato che l'invidia e l'odio portano alla guerra in quanto il bene individuale supera quello comune. Per questo serve il secondo patto che mette nelle mandi di un singolo o dio un'assemblea i diritti e la forza. Questo singolo è chiamato da Hobbes il "Leviatano", creatura terribile e mostruosa dei racconti biblici utilizzata per rappresentare il potere assoluto del sovrano, che concentra in sé tutti i poteri e che ha dei sudditi. Il sovrano guadagnerà dei sudditi attraverso l'impiego della forza, e quindi si parla di uno Stato autoritario, patriarcale e dispotico, o con l'accordo tra persone, per cui lo Stato sarà politico o istituzionale. Per questo si parla di giusnaturalismo moderno, ovvero il passaggio dallo stato di natura a quello civile attraverso un patto.


Tuttavia, Hobbes ritiene che la monarchia sia la migliore forma di governo perché il re non dovrebbe agire per interesse personale a scapito di quello comune, può prendere decisioni in totale segretezza, a differenza delle assemblee e delle oligarchie e non può dissentire da se stesso. Tuttavia possono presentarsi favoritismi.

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