L'uomo è per Hobbes in una condizione di conflitto in cui tutti sono contro tutti, questa prospettiva materialistica rispecchia infatti le funzioni fisiologiche e mentali dell'uomo, che sono da spiegare in termini materiali in quanto il movimento di un corpo causa una sensazione che crea un'immagine dell'oggetto collegata ad altre, queste immagini danno poi vita all'immaginazione. Essa è l'attività dell'intelletto per la quale associamo i nomi alle immagini di cose ed è collegata alla ragione e all'attività di computazione, ossia una procedura per cui tutto è divisibile.
Per il filosofo inglese vissuto sotto i regni di Elisabetta I e Giacomo I la scienza non rispecchiava la realtà, essendo un reticolo di concetti convenzionali il quale autore era Dio, e la ragione non elabora i concetti individuali delle cose. La definizione dei concetti si trova infatti nel linguaggio, che permette di designare le cose e comprendere gli altri, ma anche di esprimere il proprio pensiero e la propria opinione, per questo la politica è una costruzione umana.
Le parole sono per Hobbes un modo per indicare i concetti delle cose e possono essere individuali o universali. Inoltre consentono alla ragione di generalizzare per costruire l'edificio della scienza e della conoscenza.
La realtà si basa quindi per il filosofo inglese sul movimento e sulla sensazione, che causa l'attività mentale che dalle immagini delle cose fa arrivare ai nomi e poi ai concetti. Per questo motivo l'unica realtà è il corpo che in movimento, ossia il principio di spiegazione dei fenomeni naturali conduce al determinismo della volontà, intrinsecamente necessitata da motivi esterni, e che fa compiere azioni per appetito o per timore.
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