Cartesio credeva che la res cogitans, ovvero il pensiero distinto dal corpo e dotato di esistenza propria quindi l'anima, e la res extensa, la materia o l'estensione della realtà autonoma, coesistessero in un dualismo, in cui il pensiero fosse indipendente dai processi fisiologici. Il corpo era per il filosofo francese una macchina che compiva attività per via di leggi meccaniche.
Cartesio utilizza l'analogia tra il corpo e la macchina, che diventa d'interesse nel Seicento perché governata da leggi meccaniche, ovvero nel caso dell'uomo il linguaggio per esprimere un pensiero chiaro e preciso che rende liberi, il contrario degli animali, che vivono di automatismi e hanno solo bisogni fondamentali.
Il filosofo francese tenta di superare questo problema attraverso l'ipotesi della ghiandola pineale, in cui si incontrano la sostanza estesa e quella pensante, parte che unisce quindi le sensazioni ai sensi. Nelle "Metamorfosi", Cartesio afferma che l'anima interagisce col corpo, influenzandolo, e che quindi le conoscenza intellettuale è diversa dall'immaginazione e dalle sensazioni ma sono collegate tra di loro.
Per quanto riguarda le passioni Cartesio ha una visione unitaria dell'uomo, in esso ci sono le azioni, volontarie, e poi le passioni, involontarie, che attraverso le sensazioni e le impressioni stimolano i movimenti impressi dalle cose esterne ai nervi, che fanno uscire gli spiriti vitali dalla ghianda pineale che mettono in moto il corpo. Le emozioni sono quindi utili di per sé perché preservano il corpo dal pericolo e stimolano la ricerca.
Tuttavia le passioni sono in conflitto con la ragione, che ha il compito di far esercitare e far abituare alla moderazione per rendere saggi e rendere la volontà, ovvero il controllo delle reazioni e delle emozioni, più forte delle passioni. Per questo motivo l'etica cartesiana esalta un atteggiamento razionale con cui si identifica la saggezza della vita.
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